- mercoledì, gennaio 23, 2008 - »

Tutto ciò che mai avrei desiderato nel nostro futuro sfumato, era di dover iniziare a scrivere del dolore che mi hai procurato, ma prima o poi si sa, la vita prende le sue strade.
Nonostante l'amore, la rabbia è troppo violenta, ma l'insieme delle cose, risulta comunque , troppo, tremendamente, dolce.

Uscendo dall'uovo, mi ero dimenticata della fragilità delle stelle, lassù splendono nell'attesa che alla fine di queste lacrime tu scivolerai via con loro, dolce cancro, dolce cancro del mio cuore, se tu potessi esplodere soffrendo, sparire dalle mie costole gridando io sorriderei.
Sono stati un anno, un anno e due mesi di amore artificioso, ti prendo e ti abbandono, ti mordo l'anima, ti divoro.
sei mia ma non ti voglio, dolce stella, della tua luce io non ho bisogno.
La tua melodiosa filastrocca io già la conosco, ma questa volta le mie mani il tuo collo han raggirato, ho tentato, ho tentato, e poi ti ho soffocato! Amore mia tortura, tortura del mio amore, mi hai straziato, sono stata un angelo legato! Ora è il mio turno di schiacciarti, piccolo insetto, piccole antenne, piccolo cervello, dimmi..lo avevi veramente immaginato?
Le fiabe d'amore fanno smuovere il cuore, ma sotto sotto la realtà è che uno è un cane e l'altro il padrone, ho abbaiato fino a vomitare, mi hai bastonata fino a farmi sanguinare, il mio cranio è fraccassato, il mio collare si è strappato.
Posso correre! Scappare! Ovunque ora posso andare.
Via i dolci mini pony rosa che mi hai regalato, via le bambole, le rose secche, hello kitty sflogoranti, anelli di eterno amore trasformato in dolore, abiti di morte, cianfrusaglie da fantasma.
Sparisci! Scompari!Prenditi i tuoi monili di plastica, plastica rosa come il tuo amore, non dimenticare anche le bolle di sapone, quelle che soffiavo dalla tua finestra ripetendoti che sarebbero andate fin dalle fate, che in amore per noi le avrebbero trasformate.
Mi hai picchiata, insultata e maltrattata quanto più potevi.
Mi hai eliminata dalla lista delle cose importanti, mettendomi sotto a creature disgustose.
Ma se tu tornerai, io sarò tremendamente contenta, spaccarti la faccia a pugni sarà la mia ricompensa.

(perdonatemi il finale...XD)



Posted by DoLL at 20:37
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- giovedì, dicembre 13, 2007 - »

 

 

La banalità ha un gusto amaro, non si intona con il colore della mia pelle.
Provo noia, non saprei bene di cosa parlare quindi, solo l'amore non mi stanca, ma è tra i più banali discorsi che potrei fare.
Non amo essere scontata, anche se leggendomi, lo ammetto, provo noia.
Vivo correndo, senza fiato, io non ho più il tempo per curarmi delle mie bambole, ne dei miei boccoli, non riesco nemmeno ad essere più bella, tediosa pure è la mia bellezza.
Quel volto pallido nello specchio rimane sempre lo stesso, ma la mia arte declina tra una puntata e l'altra della mia esistenza.
Nonostante questo il micromondo dentro di me continua ad alimentarsi, cresce, le sue strette vie si allungano e spiralizzano tra piccole case e grattacieli di metallo, alberi e corsi d'acqua pura nella mia metropoli caotica, scivolano.
Indosso abiti di acciaio, non mostro emozioni, gioco solo ad essere sciocca, perchè non ho voglia di raccontare a nessuno qualcosa di Lenore, neanche a lui.
Io sono affare mio, soltanto mio, e lo trovo delizioso.
Sono una donna-istrice-cibernetica, ora che sono finalmente stanca, posso sorridere tra i miei aculei scintillanti.
Ho fatto la guerra con tanta violenza ultimamente che niente più mi solleva. Ho legato palloncini colorati ai miei polsi, era ovvio che non avrebbe funzionato. i palloncini sono leggeri e delicati.Esplodono presto o tardi.
Non come i sogni. No, no.
Esplodono come la realtà che soffoca, esplodono come l'angoscia dell'attesa, attesa di non so che cosa.
Che treno sto aspettando nel mio micromondo?
I grandi desideri delle piccole persone, sono zuccherini e sciatti.
Io ambisco piccole cose, sarà che sono una persona tanto grande...
Vorrei un nido! Un nido caldo! Voglio raggomitolarmi in un nido caldo, rimpicciolirmi, sentirmi protetta, diventare abbastanza piccola per passeggiare nel micromondo per sempre.
Separarmi dalla carne che mi accompagna in questa vita.
Così stretta e poco elegante...così poco bella.
Vorrei una casa molto molto piccola, con dei fiori molto molto piccoli, dentro sedie e letti molto molto piccoli.
Vorrei poi che poco a poco la casa diventasse sempre sempre più piccola.
Fino a sparire.
Io voglio sparire.







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- lunedì, ottobre 15, 2007 - »

 

 

Ottenere un momento di silenzio è una richiesta assurda ormai, vorrei soltanto tornare a certi autunni antichi, quelli che un tempo accompagnavano la mia solitudine più inquieta.
Adesso mi sento rapita da tutta questa gente, mi sento stretta nel loro cerchio, sento le gambe cedermi.
La compagnia umana non è mai stata la mia prerogativa, non sono brava, non voglio esserlo; sono egoista, profondamente egoista, per questo non ho voglia nemmeno di soffermarmi a parlare.
Mi annoio, mi annoio profondamente con tutti.
I rimproveri per questo mio essere così altezzosa mi bersagliano, eppure, la mia insofferenza ritorna implacabile.
Non mi interessa, non mi importa.
Non voglio sorridere fingendo, non voglio piangere fingendo. Ogni rapporto umano è una pallida messa in scena, non è questo tipo di attrice che voglio diventare.
Tutta quella fatica sprecata alla ricerca di un apprezzamento per quello che non si sa fare...un tempo perso infinito, angosciante.
La mia volubilità non mi permette la costanza, ma c'è un lui che nonostante questo folle mio esistere e non esistere continua a stringermi, tra uno strattone e un altro, continua a tenermi.
Nessun'altro mai avrà così tanto, io posso fare tutti i capricci che voglio e chiedere scusa molte altre volte ancora. Mi sgrida, mi abbandona, poi ritorna. Mi strappa via preghiere ,mi strappa via lacrime vere.
Sfido io, qualcun'altro ,a possedere tanto.
Nessuno al mondo permette alle persone di essere se stesse, il fastidio si insinua presto, si diventa rapidamente un calco dell'altra persona trattenendo righe e righe di parole, nel timore, nella paura, della perdita.
Voglio essere me stessa al cento per cento a costo di farmi odiare, detestare, abbandonare.
Ma se Lenore è il mio nome non saranno mai altre lettere a comporlo oltre a quelle che già lo fanno.



Posted by DoLL at 19:25
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- mercoledì, settembre 12, 2007 - »

 

 

E se soltanto potessi lasciarmi cullare dal mio mondo, lasciando scivolare calzari da ragazza terrena su quell'altro universo infelice, tornerei a respirare quell'etere puro destinato ai non umani?
Da troppo ormai ci sono giornate di solo pianto.
Pareti nere per rinchiudere, decisioni necessarie, strade inevitabili.
Rivoglio innocenza.
Dolci al miele, spighe di grano, perline colorate...piume d'angelo a due teste, malformazioni anatomiche...in un via via di decadimento...la prigionia instaura malsanità nella mente del bambino.
L''unico modo per vedere qualcosa nel niente è creare manipolando realtà, mostri meravigliosi da baciare, animali feroci da accarezzare, l'adulto deve fare ciò che gli conviene fare, sfiorare le fate è un peccato proibito.
La stanza dei balocchi nella quale ringhiare, quel freddo pavimento sul quale cascare e dimenticare...una gamba, un braccio, qualche costola, la bocca...scomparire in farfalle meccaniche.
Petto aperto ricerca la luce di quel lumino che dita di strega nel mio cuore penetrarono e ora le lacrime ridon una ad una bramando il calore a spegnerle sulla pelle.
Amante dolente lontano nel mondo tu non sei qui a scaldare il mio freddo corpo, le streghe malvagie di quelle lontane credenze mi strappano via la carne così che spirito io possa diventare.
Dolci sorelle, amate mie predilette, mie ancelle, siete la barca che mi trasporterà nel paese lontano tragicamente vicino.
Lirico quel violento crollare, Lenore non c'è più, non vuole esserci. Non vuole.
Mi piace giocare, sorridere, delirare. Saltare tra le ossa e tra le margherite.
Ma non mi piace camminare a testa bassa in una città di cenere e fare solo ciò che è necessario per mantere intatta la mia umanità, la mia esistenza.
Voglio essere inumana, io voglio le stelle.
La lupa che corre in una neve notturna candida..e leggermente azzurra...



Posted by DoLL at 22:01
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- lunedì, luglio 16, 2007 - »

 

L'unica cosa che rende davvero felice una donna, sono gli abiti nuovi, e su questo io dubito possa esserci un dubbio.

bambi

 

Avete mai provato il desiderio massacrante di accettare la solitudine umana come se fosse una meraviglia?
Diventare quella stessa meravigliosa solitudine.
Le persone ammantate di questo velo potrebbero emanare immenso fascino, diventare un personaggio dannato di un libro, crearsi una reale personalità nell'assenza del bisogno altrui.
Stregare ed amaliare poichè in grado di fare qualcosa che gli umani non sanno fare.
Nelle calde notti d'estate camminare coi vestiti più belli da sola, perchè si sa, che le notti sono fatte per quel genere di creatura solitaria, buie e deserte, in parte silenziose se non per pochi rumori ovattati di vite altrui che non la riguardano.
Astrarsi dalle necessità dei sentimenti, che forse il nome di delusione dovrebbero portare per quel loro essere effimeri e amorfi.
Se soltanto potessi bastare a me stessa, comprarmi giocattoli da sola e bambole da cullare, se solo potesse bastare, la mia vita sarebbe più pura.
Ma perchè nonostante si desiderino certe cose non si riesce a renderle reali?
Anche camminando da sola nella notte, fra le fredde luci della città, ballando in modo cauto tra un marciapiede e la strada, le mie gambe non potranno essere leggere.
Dolci fredde catene.
Amo in modo crudele, divento la gabbia e la padrona, ma poi non so bene perchè, alla fine l'uccellino che sbatte le ali in gabbia sono sempre io.
Faccio tutto da sola.
Ma la notte non mi ritrovo a camminare sola sorridendo compiaciuta per la città.
Mi ritrovo in ginocchio davanti a te a pregare come un cane di essere tenuta ancora un pò con te, mi umilio e ti ripeto che sarò tutto ciò che vorrai io sia.
Io vorrei essere libera, ma essere una donna stupida sembra essere una direzione obbligata anche per me.
Mi piace camminare per la città, la notte.
Trascinando la mia catena con me, per le strade, sopra i ponti, tra i giardini.
Mi ranicchio sotto un albero, cerco il sonno, sono sola, sempre sola, ma so che tu sei la da qualche parte e sei ancora mio, anche se dormirò da sola per l'ennesima notte nella stanza dove non dormi te.
Mi alzerò e ti guarderò dormire.
Sono sola, non mi pensi, non sei qui.
Anche se non ti dormo accanto non vieni mai a riprendermi da quel letto freddo che potrebbe essere una tomba.
Ma io ho ancora la mia catena, dormo con lei accanto, lei mi dice che mi adora.



Posted by DoLL at 22:22
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- mercoledì, giugno 20, 2007 - »

Per me la morte è sempre stata qualcosa di assurdo e affascinante.
Un momento una cosa è li, ovunque andrà ci sarà sempre, poi si dice che quella cosa è morta, e conseguentemente non c'è più.
La realtà dovrebbe essere una costante. Ma questo mondo non è reale.
Noi finiamo. Noi scompariamo senza motivo.
E la cosa divertente è che poi ci obblighiamo l'un con l'altro ad essere razionali.
Se davvero lo fossimo, capiremmo che la razionalità è solo una parola che fa ridere.
Siamo così tristi.
Noi non ci riflettiamo negli specchi.
Siamo tutti fantasmi.
Io sono la bambina che non esiste.

La bambina privata della sua piccola amica si chiese il perchè di quei lunghi 13 anni di amicizia.
Il perchè di quella ingiusta fine.
Quella piccola tomba nel suo giardino la poteva vedere dalla finestra della sua stanza, niente più che un tumulo di terra.
"Io ti ho amata Nina, sei stata una cagnolina meravigliosa, non ti sostituirò".
Nel suo piccolo cimitero tanti piccoli animali trovavano posto tra le radici delle rose, ed ogni notte dalla sua finestra poteva bagnarli con tante piccole lacrime.
Il nonno le disse: "Noi ora seppelliamo Nina, ma stai tranquilla, da li nascerà un grosso albero ricoperto di Nine e potrai prendere tutte quelle che vuoi."
Sospiro.
Ho ventuno anni nonno.
Ho amato Nina davvero tanto, stanotte quando girerò la mano nel vuoto al di là del mio letto, non ci sarà un nasino morbido e umidiccio da accarezzare, ma solo l'odore della terra smossa che il vento mi porterà dalla finestra.

In ricordo di Nina.



Posted by DoLL at 18:40
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- giovedì, giugno 14, 2007 - »

E questa umana fragilità, mia cara Lucil, è così dolce e tenera che non smetterei mai di accarezzarla.
Un leggero usignolo, che qui sul palmo della mia mano, può essere con niente schiacciato, ma se apro un pò di più le dita che formano questa gabbia, l'usignolo potrà volare via.
Spero che tu Lucil, avrai la possibilità di seguire quella via segnata in cielo, ti auguro di poter finalmente respirare.
Qui sotto, l'aria non è ne pura ne pulita, anche io ho ambito a lungo l'etere.

 

Rivederti, è un pensiero sottile che si è spesso insinuato nella mia testa, non c'è stata primavera, che nel cercarti non mi sono sentita sola. I fiori ricordavano la tua pelle, dormire fra di essi era come un dolce boccone amaro che risvegliava in me il ricordo del tuo tradimento.
Nonostante questo, avrei sempre desiderato poterti reincontrare con un sorriso, essere un pò più bella, quando tu mi avresti guardata.
Quando le persone incontrano ciò che loro vogliono credere amore, allora nient'altro ha più importanza. Anche in questo caso l'amore si dimostra crudele, un sentimento infelice, che colpisce ferendo non solo gli amanti.
Tu hai preferito. Così come molti altri hanno preferito. Eppure io non mi sento traditrice seppur amando.
Mi chiedo quanta importanza posso avere per le persone che incontro e mi dimostrano affetto. Se poi scatta l'abbandono, deve esser allor vero che l'affetto mai esiste.
O forse questo sentimento è solo una creazione umana? O ancora siamo noi ad averne una visione distorta e troppo idealizzata?
Oppure siamo noi che in realtà non amiamo mai abbastanza da far tremare i cuori e legarli indisolubilmente a noi?
Ad ogni modo Lucil, tu sei solo l'identità umana che io ho voluto dare all'abbandono stesso, e immagino, che tu non possa rispondere ai miei quesiti.
Io credo di non essere più qualcuno.Credo che qualcuno, debba essere amato per esistere, e piano piano quindi io, inizio a sentirmi una presenza evanescente.
Ora sono amata Lucil, sono ricoperta di un amore molto dolce, ma fino a quando? e poi per quanto?
Bada bene, la mia non è la paura di ritorvarmi sola, la mia è la paura che in questa vita non esista nulla di concreto in realtà, quella che chiamiano concretudine mi sembra l'aspetto più falso di tutto questo universo.
La verità non è forse il cuore?
Ma come può il cuore, che presto marcirà e mai più esisterà, essere verità?
Come può l'uomo, che presto marcirà e mai più ci sarà, essere realtà?
L'anima forse? Forse è lei, che non si vede perchè troppo reale, che non si trova perchè troppo distante.
Eppure, eppure...io credo che l'anima non c'è l'abbiano tutti.
L'amore, l'affetto, sono cose che non dovrebbero finire, perchè sono la materia reale che impregna la vita.
Però io so che l'amore che tu hai scelto, non è un amore puro, poichè il tuo cuore non è puro, poichè il tuo animo non è gentile.
Lui, ti trascinerà in pezzi. E quando sarai sola, mia povera fragile Lucil, tornerai ad elemosinare da coloro che tu hai abbandonato.
Ma io sono diventata grande. Sono diventata forte. Non ti farò entrare. Non mi farò sporcare dalla tua impurità.
Ma ti sorriderò e da lontano aspetterò che tu trova quella strada segnata nel cielo.
Quando capirai, tornerai pulita, ed io ti sorriderò, e per quel giorno cercherò di essere un pò più bella, per poter abbracciare una creatura bellissima.



Posted by DoLL at 16:35
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- mercoledì, maggio 09, 2007 - »

Profumo di nobile per davvero.Nulla è più reale di tanta altezzosità.La mia sufficenza nello sguardo rispecchia il valore di ciò che guardo.
Niente.
Il valore è niente.
Poichè io guardo il niente.
Crogiolatevi.
Disperatevi.
My name is Lenore.

In realtà per quanto insita sia la malattia in me vi è sempre qualcuno che ricerca il contrario.
Siete così deliziosi da farmi colare le lacrime migliori. Così distanti dalla mia sublime perfezione, che potete solo cogliere le mie emanazioni divine.
Se il mio mondo deve essere un freddo castello di solutidine che sia.Io non ne patisco, mi sento così bene sprofondando in tutta la mia arte, come se tutto quel dolce miele potesse sciogliere la mia carne e farmi parte della sua dolcezza.
Le vostre parole sono pallide foglie morte agitate dal vento, ma le mie vibrano di vita, sono violini pizzicati dal demonio stesso e richiamano gli spiriti all'ascolto.
E voi tetre latrine crogiolatevi pure sotto le vostre gonne dove il fetore del pesce prende spazio.
Sono donna, eppure mi sento così uomo nel sedermi qui, tra queste poltrone, con questo mezzo sorriso pari a una mezza luna storpia che via via si accartoccia malizioso nel mio volto.
Sono la mia stessa descrizione del niente.
E voi non potrete mai capire.
Ho ambito il potere di essere uomo e poter essere tutto ciò che più desideravo...alle donne sembra concessa solo la civetteria e la stupidità...ma io allora che cosa sono?
Creatura perfetta nel mezzo ben delineata, bambola chiamata, principessa bruciata, biancaneve massacrata.
Stella spelndente! Bambola in pezzi! Magia malata, una fiammella che trema.
Spaurita innocenza.Infanzia straziata.
Deridere il mondo è un passatempo monotono ormai, ma sentirmi così profondamente unica mi intorpidisce i sensi come una droga,è un desiderio sessuale per la mia stessa persona, un mondo di specchi, un castello di specchi.
Tutti urlano un solo nome...sei tu sei tu...sei tu...Lenore...Lenore...



Posted by DoLL at 00:27
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- lunedì, aprile 16, 2007 - »

Indiscussa regina del più proibito piacere, sontuosa di lacrime vestita ed aghi a fior di pelle, si mescola nel miele per sembrar più dolce come ogni femmina si presume che sia...ma se crudeltà è il suo nome...come sottrarglielo con i vostri giudizi?
Lei ama fare il male poichè il male ama lei.
Lei ama amare poichè l'amore ama lei.

 

Sono ossute le vostre dita che le strappano la carne, è così inacettabile essere puri? Così incomprensibile il desiderio di essere? Avvolti nella seta rosa contate farfalle illusorie, vi leccate l'un con l'altro seppure lo schifo del gesto è per voi stessi un boccone amaro da sciogliere, giocate al dolce ipocrita che ama e accarezza il prossimo...ma le vostre forbici scintillanti sono pronte a scendere nelle gole, se solo lei si avvicina.
L'essere pulito, l'essere perfetto, respirare l'etere per voi ricoperti dall'inquinamento di un buonismo malefico vi porta spasmi di invidia poichè mai sarete l'etere stesso.
Il suo contrario, che ammalata e stupenda impianta le croci del vostro futuro in un campo di rose, e delle rose stesse somiglia il suo profumo, e voi continuate, continuate pure a dire che non ve ne importa niente piangendo acido sulle vostre bare.
Quale senso ha la vita se si seguono regole inconsistenti che vanno contro i lati più meravigliosi dell'umanità?
Che senso hanno per voi sciocchi lettori le mie parole così pure?
A volte è inevitabile sentirmi regina, mi sembra di poter vedere molto più bene il cielo, di potermi emozionare per ogni sua sfumatura.
Ma le teste basse che camminano accanto ai vostri corpi non vedono che asfalto e grigi sentori al sapore di cenere.
Come se tutto nel vostro regno fosse bruciato, sporchi strisciate, e delle danze fatate più nulla sapete, ed ogni passo è andato perduto con la fragranza dei fiori e delle chiese dove andate a predicare il vostro bene ideale.
Ma non sono gli ideali inesistenti che possono darvi un senso, non sono le bramosie di una perfezione inumana a riempirvi quel cuore fatto di niente cancellando quel tic-tac dell'inesorabile tempo che scivola.
Lei vorrebbe solo tendervi una mano e portarvi dove le cose hanno un aspetto un pò storto, dove l'imperfezione gioca il suo ruolo di perfezione assoluta, dove il dolore è meravigliosa creatura quanto l'amore, dove massacrarsi l'un l'altro non è altro che un gioco d'amore.
Dove certe parole neppure esistono, ogni parola pronunciata è un limite all'immaginazione, ed è difficile rendere una scrittura illimitata, ma questo è il mio gioco e amo riuscirci.
Ma nulla di ciò che scrivo è reale così come nulla di ciò che è reale può essere scritto.
E mi inchino al vostro cospetto miserevoli creature convinte di detenere risposte.
Scendo dal mio trono.
Giusto il tempo di potervi deridere.

 

Se regina si vuol diventare ogni catena bisogna spezzare, ed in alto sempre più in alto degli altri, imparare a guardare.



Posted by DoLL at 21:52
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- mercoledì, marzo 21, 2007 - »

 

Era così piccola quella necessità di avere pallidi capelli di bambola da accarezzare tra la luce della finestra e quella della televisione, non c'era altro da fare in quella foto immaginaria di una parigi sbiadita.
Non credevo di poter divenire il sogno stesso di me stessa, i contorni delle mie dita a volte mi sfuggivano, dondolavo le gambe al ritmo della pioggia, in quella finta pigrizia che rintoccava soave in battiti di solitudine.
La dentro nel mio barattolo, la stoffa era sempre troppo poca per coprirmi e il gelo sempre troppo crudele nel lambirmi.
Se io avessi avuto delle bambole i capelli, quelli al profumo di gelsomino, mi sarei potuta coprire in un dolce calore.
Ma a me è rimasto solo l'accuminato dolore.
Tra un chiodo nel cuore e uno spillo nella  pelle cucita ritagliavo crisalidi da non far divenire mai e poi mai farfalle, ed un sole timido vegliava sulle mie operazioni di chirurgia di autolesione.
Se della bambola avessi avuto rossa e perfetta la bocca, succosa mela senza veleno, avrei potuto baciarti come tu non avresti mai scordato, e nella mia bara bianca avresti potuto restare con me.
Sarebbe stato bello con te, in quello spazio ristretto, frantumare tutte le mie crisalidi fra le dita e poi tra i miei pallidi capelli avresti sussurato "Sei la piccola farfalla che con il suo volo mi incanta."
Sarebbe stato splendido volare per te con quelle fragili ali che non ho mai avuto.
Ma nel mio barattolo io le ho dipinte di blu sulla mia schiena, l'inchiostro a colarmi giù non diverso dalle lacrime sul collo.
Ma se fossi stata bambola io lo so, lacrime non avrei avuto ad arrossarmi gli occhi, se fossi stata bambola i miei occhi non avrebbero preso nemmeno lucidità.
Se fossi stata plastica, la caduta non mi avrebbe frantumato le ossa, forse avrei soltanto perso la testa, ma questo è successo comunque ed ora no non so, dove sia rotolata.
Forse aprendo la tua porta di casa la potrai trovare ai tuoi piedi, avrà sicuramente pallidi capelli di bambola e piccole ali blu.Non abbastanza forti per volare appesantite dai pensieri.
Tienimi con te fino a quando non diventeranno grandi e forti abbastanza per incantarti nel volo.
Se io avessi avuto delle bambole il cuore, io lo so, lo so, che non sarei rimasta chiusa nel mio barattolo sola a contare tutti quegli spilli, tutti quei chiodi e quei pugnali, tutte quelle lacrime e quelle gocce di colore blu.
Non avrei mai passato tutte quelle notti insonni a costruire ali meccaniche per me che di natura non posso ambire al cielo, e non avrei sentito il dolore del loro innesto in me, ma ogni movimento d'ali fuori da questo barattolo sa essere tremendamente doloroso quanto colmo dell'essenza del desiderati.
E qui su questo asfalto senza fiori e senza violini nel mio funerale di farfalla articifiale, il mio sangue giù per la strada lascio andare, vorrei potesse arrivare fino alla tua porta, giacchè bambola non sono la mia testa sola non arriverà.
Una farfalla scarlatta, una farfalla scarlatta.
Quando aprirai la porta.



Posted by DoLL at 23:27
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- venerdì, marzo 02, 2007 - »

 Se Dio mai potrà strapparmi dalle mie dolci illusioni e farmi macchina da guerra per il suo esercito del dolore, estirpando via da me ogni sensazione ed emozione, allora io pregherò per quel Dio, poichè in quell'istante diventerà il mio salvatore.

Ne è così dolce il succo di quel veleno così ben celato, tra le sue dita biancaneve contiene l'originario peccato, eppure insolente un morso dopo l'altro, nella sua gola, sempre più al suo interno lo tiene celato.
Erano così dolci certe delicate giornate, quando il suo sguardo poteva posarsi su aggraziate farfalle pronte ad attorniarla, dei più sgargianti colori le ali e  visi di donna minuti, volti d'amica, volti d'affetto pronti ad accarezzare.
Ma le persone qui in questo regno, ti restano accanto seguendoti nell'incerto cammino solo per darti quel colpo di grazia da farti crollare, sol per donarti lacrime amare.
Dolce il frutto che nasconde l'orrore, sotto il suo aspetto rosso e maturo brama denti a violarlo per lasciar scivolare tra le labbra il proprio veleno.
La teneva per mano mentre guardando quel vasto cimitero di croci metiuto, piangeva la perdita, ma ogni perdita inesorabilmente ne porta altre, fino alla più completa solitudine.
Eppure Biancaneve, ache se solo per un istante, ci aveva creduto, che la realtà fosse il sogno che volevamo e non la crudeltà di un esistenza senza redenzione.
Ma per quei sognatori ai quali gli occhi brillano come stelle, non resta che morire del proprio peccato.
Ciò che sembra luce nasconde spesso il buio, che fiele per la nostra anima ci sorprende sprovveduti nel cadere.
E tutto il mio corpo è avvolto di spine qui nella bara di vetro, e sempre continuo a vedere quelle stelle blasfeme sorridermi nella tenebra più fitta, pronte a deridermi mentre accarezzo con le dita la mia prigione di cristallo, sfiorandole con la mia fantasia in pezzi.
E tra una stella e l'altra, sulla mia bara, ali spezzate di farfalle ormai scure, vengono spazzate via tra le foglie morte da un vento gelido, al sapore di solitudine.

Porterò nel mio grembo il male per voi tutti.
Mi ribello dell'essere la culla di quello che voi insidiate in me.
Nel mio cesto rosse mele.
Poichè esiste soltanto una vita per combattersi.



Posted by DoLL at 01:32
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- domenica, febbraio 18, 2007 - »

 

Mi piacerebbe sussurare tra il brivido insipido dei miei dolori che ne voglio, ne voglio ancora!Tanti da farne di ossa i fiori!!
Adoro quel sentore che ha la voce di una preghiera e mi suggerisce il pensiero immutabile che tutto è insulso, ignobile, poco per me, troppo poco per gioco.
Enora indugia a lungo nella sua carne di pezza, espoldere in farfalla o continuare ad esistere in quanto alice bisognosa di strane creature? Questo mondo è popolato di stranezze mai vedute prima d'ora.
Divertente o angosciante? Quale risposta o quale scelta per poter proseguire io dovrei azzardare a scegliere?
Ma sorridere di noia è più divertente, dondolarsi poco a poco nelle piccole tenere minute ipocrisie, aspettando chissà cosa, chissà quale strana stella, che mi segni sulla carta una direzione, magari quella un pò più  bella.
Sento freddo amore mio o mi stringi o muoio anch'io.
Io ti ho amato veramente, sulla pista di ghiaccio splendente! li davvero ti ho adorato, scivolavo e mi tenevo incapace come ero, ma tu dolce, dolce e ancora dolce la tua mano mi porgevi, sempre stretta mi tenevi.
E sembra che ogni più bel ricordo debba sempre venir rovinato, no non voglio, io mi stringo e scalcio e picchio sono miei tutti miei! Se volete andate via via lontano via da Alice! via da Enora!Mordo attenti, mordo forte, stacco dita e poi le incollo creo mani da pianoforte.
Dolce musica di morte, dolce sangue per voi streghe che dannate mi estirpate via dal cuore e via dal ventre ogni amore e feto ardente!
Io non voglio tutti voi, poichè maschera è il nome che vi consegue, io non voglio esser sfiorata se da voi non sono amata!
Solo lui, lui mia stella, lui mia magica scintilla.
Mia rosa singhiozzante straziata dalla tempesta.
Lui mi odia un pò alle volte, un pò mi uccide, un pò mi sgrida, un pò mi caccia via come triste mendicante.
Un pò mi accende, con quella sua bella scatolina di fiammiferi, un pò mi asciuga, un pò mi scalda, un pò mi osserva...un pò mi tiene, perchè io senza di lui cado...cado...cado.




Posted by DoLL at 23:38
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- martedì, febbraio 06, 2007 - »

 

Neanche morto ti lascio.
Non voglio un punto di non ritorno ma non riesco a fermarmi dal procedere costantemente, sono affascinata dal trafiggerti dal sentirti mio e devoto.
E seppur real è il mio amore preferisco che del contrario tu ti convinca.
Sono edera velenosa.
Niente più, che una bambina capricciosa.
Io ti prego io ti supplico, lasciami ora, alla deriva lasciami andare lasciami pure affogare, imparerò con Ofelia a cantare, ed il tuo nome mai più a sussurrare.
Eppure ognuna di quelle parole così strazianti per il tuo cuore, non sono state da me desiderate, mai le ho sentite nel cuore, ma il mio è solo un gioco, un gioco sciocco d'amore.
Fino a che punto posso spingerti sulla riva del fiume senza che tu cada sparendo nelle acque gelide?
Non mi lasciare, non mi lasciare.
Questo è solo il fiabesco gioco di un infante, a volte giuro...vorrei urlare.
Nel mio ventre sento agitare una me stessa deforme, prende a calci le stelle fra la carne e il sangue ed annienta ogni mia possibile felicità.
Io mi spengo da sola solo perchè so, che tu hai tanti fiammiferi con te e voglia di quella luce storta che solo io posso riflettere.
Ma un giorno tu li finirai. Un giorno tu li finirai. E nessuno mi vedrà più nel buio. E nessuno mai mi darà più vita e luce.
Mia colpa.
Io non riesco a smettere di soffiare su quella candela solo per il piacere del vederti così dolce nell'atto del ridarmi chiarore, pregarti io vorrei di non smettere mai, ma anche tu poco a poco ti sfinirai.
Il buio è la mia più enorma parte, una voragine che mi nasconde tra le sterpi e lunghe spine, ed è della luce che io rimango affascinata, un torpore che sa di abbracci, piccoli baci sulla fronte, dedizione e ninne nanne.
Ma io sono solo un perfido cherubino, non più di Dio fedele servitore, ma della vanità ammaliato servo, ed il mio luogo di appartenenza è inequivocabile.
Tra le bambole storte, tra le cose più finte, dentro a un party al sapore di funerale, resterò a guardare mentre cambierò la mia pelle di rettile nell'attesa del fuoco che dia luce a quella che voi umani chiamate vita e della quale io non so delineare i contorni.
Una valle serena, le lucciole, il profumo d'estate, abiti bianchi, nuvole sull'erba, mani intecciate, niente più lacrime al gusto veleno.

 

Mia grande grandissima colpa.



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- venerdì, dicembre 22, 2006 - »

 

Ci sono così tanti giorni adatti a morire che quasi passa il desiderio di vivere.
L'aria di dicembre congela, ma la verità più tragica è che sono pienamente felice, il mio dolore rimane sentore friabile.
Poichè l'amore mi ha colta impreparata ed ora io non so, non credo di essere più in grado di scrivere nulla, la mia angoscia è ormai latente, la mia ispirazione delinea i contorni di una tomba.
Tutte le farfalle del mio giardino si sono cristallizzate, tutto è  immobile e gelido nonostante il calore del tuo respiro.
Mi ricopro per gioco del mio kimono di neve, mi improvviso la regina che ero e mi chiedo se davvero vorrei tornare...ed il mio cuore sussurra sempre costante un si sottile e perverso.
Mi sento così sola nell'averti costantemente accanto, c'è l'assenza di me stessa, non penso più a niente che non sia te non mi interessa più nulla di nessun altro.
Forse sto morendo.
Tu con tutta la tua dolcezza mi spezzi le ali ghiacciate da sovrana farfalla, regina del niente, del vuoto nel cuore, mi stringi ed ho paura, a volte lo sento, il richiamo angosciante del bosco, mi urla di correre e di scappare, di ritornare creatura fatata.
Ma tu mi tieni stretta rubandomi il fiato, piangi e ripeti non mi lasciare, dimmi che mi ami ne ho il bisogno.
Il cielo ha il colore che avevano i tuoi capelli.
Il mio abito lungo ha il colore del rosso tramonto.
Sfiori la seta, il pizzo sul fondo, ed è sacro quel puro rispetto nel quale noi amanti abbiamo sancito il nostro patto.
Ti guardo dormire, sento che tu non esisti così come nessuno di noi qui sulla terra.
Un giorno dormirai così, ma per sempre, non ricorderai niente di me, della nostra piccola promessa di piccole dita intrecciate.
Staremo assieme per sempre.
Il vento selvaggio sbatte contro le finestre, la pioggia battente sussurra il mio nome, mi invita alla fuga, riempie di spasmi la mia anima.
Non sono creatura nata per l'amore mia piccola stella.
Potrei morire, cercarti nel buio se tu mi lasciassi.
Ma con te qui, vorrei solo danzare su calzari argentati nella mia tetra solitudine, una danza di morte e di lacrime, porta tu i fiori, portali tu, da gettare ai miei piedi mentre sulle punte mi innalzo, le dita sottili ricercano il cielo, portali tu i fiori, i tuoi più belli.
Che distesa di ghiaccio è ormai il mio giardino, di fiori e farfalle ne conservo l'immagine cristallizzata, somiglia di più a un cimitero di croci che alla terra di una fanciulla dall'amore colta.
Giravo il mio dolce carillon, tre cavallini nella giostra dei folli, desideravo di non sentirmi più così sola.
Ora la tua mano mi aiuta a ricreare quel suono, ma per quanto giriamo la giostra, l'unico suono scaturito è quello del ghiaccio che sfrega, delle nostre lacrime che scendono insieme, che sciolgono farfalle cerulee.
Ritorneranno a  volare dopo il torpore, brillanti e malate.
Giurami che tu, diventerai parte del vento come già io sono.
Ti regalerò piccole ali meccaniche con le quali volare finchè non ti cresceranno maestose ali da farfalla con le quali avvolgermi.
I love you.



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- martedì, dicembre 12, 2006 - »

Ognuno impartisce a l'altro il proprio massacro.
Violenza dei sensi, l'unire le mani nel sacro intreccio, dritto nel caos, il miele si spreca finchè non si impara a conoscere il mietitore che si ha davanti.
Gli sconosciuti, che amici e amori chiamiamo, sotto la luce delineano il proprio volto aguzzo, non esiste ciò in cui abbiamo sempre riposto fiducia.
L'uomo è solitudine, l'arte ci riempe le giornate, la natura è l'elemento unico nel quale confidare, si aspetta solo una bella giornata, la giornata perfetta per morire.
Melodrammatica o semplicemente realista?
Vi piace credere alla prima. Eppure conosco bene il suono di un anima che stride sotto la pungente verità.
Sono l'ago che vi punge la pelle. Sono il sentore che qualcosa vi lascia perplessi. Che tutto questo è solo costruzione. Puro artificio. Dolce droga con la quale allietare i sensi, con la quale intorpidire il pensiero, per non sentire.
La conoscenza a cui tutti ambiscono è in realtà un boccone di amaro veleno, e si ci sente soli, perchè questa è la semplice realtà di ciò che siamo.



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- lunedì, novembre 27, 2006 - »

 

Violoncelli di carta, sospiri di fanciulla, sentiremo il vento fra le fronde, tu mi morderai il colletto, io lascierò dondolare le gambe fuori dalla finestra.
Quanto si può estendere un arcobaleno? io lo riconosco umido sull'asfalto, tra le ruote che corrono.
Quanto può essere doloroso l'amore? canta la bambina nella bianca bara, dondola la testa, un lato e l'altro, le mani giunte sul petto e le rose e le spine si arrampicano sull'abito di pizzo panna. Una panna che crea il pizzo. Ho gli occhi tempestati di elettroni scintillanti, creo luce, creo luce.
Sono magica creatura.
Dolce strega tra i capelli la tempesta.
Quanto male passerotto, senti senti qui e più sotto, il mio cuore è tutto rotto.
Mamma cuce piano piano, una metà di cuore insieme all'altra, fuori l'altalena cigola, i corvi beccano le corde, Mary cadrà giù, la mia bambola non ci sarà più.
Comè dolce la melodia del nostro dolce amore, zucchero fra i denti, tu mi renderai marcia e logora, zucchero fra i capelli, tu mi stuprerai il sogno di volare.
Donami la tua mano, allunga le tue ciglia, accarezzami di mascara.
Rido come una pazza dal fondo della mia bara, rido e inarco la schiena, dolci denti appuntiti brillano tra la pioggia, adagiata nella fossa rido sotto terra.
Tengo bianchi fiori sul cuscino, adoro il profumo della morte quanto l'inutilità delle parole.
Sciocche e arroganti si intrecciano nelle bocche.
Comè divertente capire di non essere capiti.
Nessuno ascolta...la comunicazione è inconcepibile.
Tanto vale è giocarci, con le parole. Nessuno sente. Tutti ridono.
Avanti spettatori di questo mio piccolo circo personale.Puntate il dito. Premete il grilletto. Ridete.
Non ci resta che ridere, tanto fra poco avremo una bara tutta per noi.
L'amore dite...l'amore...le bare hanno posto per una sola persona. Addio l'amore.Che amore è se nemmeno nella morte posso dormire con la testa poggiata alla tua.
Dondolo le gambe giù nel fiume, ho caviglie bianche e sottili, sono la ninfa, sono la strega, sono le dita nell'acqua, l'increspatura che ne scaturisce il cuore nel latte...o la spada nel cuore?
Che importanza ha, mio amore, tutto questo nostro tenerci, se nemmeno nella morte avremo una bara in cui chiuderci insieme.
Bucando le casse chissà,allungando le mani fra i morti chissà, magari ci prenderemo per mano.
Ho sempre sognato di marcire assieme a te.
Perchè in fondo sai, alla fine di tutto noi viviamo morendo piano piano. Questo è il nostro dolce scopo.
Oh non senti i violoncelli? e il vento gelido dell'inverno?
Mi vedi fra la neve? ho il mantello scuro che mi ricopre fino ai piedi e il cappuccio mi nasconde il volto.
Terrai la mia mano...mentre la bambina  dondola le gambe al di là della finestra?
Prendimi e prenditi, oh. Comè doloroso l'amore. Nemmeno nella morte potrò stare con te..
Non ci sono bare abbastanza grosse.
Il fatto è semplice.
La vita umana è una sola, ed ognuna è separata da tutte le altre.
Che strano amarsi quando siamo tutti irrimediabilmente soli non credi?
Ci sforziamo così tanto di donarci calore l'un con l'altro. Ma la fredda terra dell'inverno ci aspetta a tutti e ci separerà.
Io ho paura dolce cuore, sola non voglio stare, sotto terra io non voglio andare, gli unici fiori che avrò saranno quelli che marciranno insieme a me.
Io ho paura dolce amore, senza di te non ci posso andare, se tu fossi con me, la morte sarebbe molto più dolce e deliziosa, le spine avvolgerebbero le nostre mani assieme.
Comè strano, comè strano, amarsi e tanto poi abbandonarsi per sempre, nemmeno le nostre ossa si sfioreranno più.
Ero bambina e dondolavo le gambe seduta sulla finestra.
Se mi butto giù.
Qualcuno raccoglierà i miei pezzi.
Comè insulso amore questo nostro amore, dammi il senso per favore, dammi la direzione in cui guardare, te ne prego.
Anche tutto il nostro dolore, è puro artificio.
Bellissima plastica che luccica.
Come siamo insulsi caro amore, ci teniamo, ci baciamo, magari poi chissà ci sposiamo pure.
Oh si, comè doloroso il dolore dell'amare soltanto per non sentire la morte che ci alita sul collo.
Si chiama astrarsi questo, astrarsi dal nostro destino così nitidamente chiaro.
A che serve conoscere il futuro.
Ridi con me amore non amore, passiamoci pure questa ribellione insieme, ancora, giusto il poco che ci resta.



Posted by DoLL at 23:46
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- lunedì, ottobre 16, 2006 - »

 

 

Adesso i fiori non hanno più il dolce profumo di una volta, le cose finiscono, le amicizie si spezzano e chiedere di tornare indietro è inutile.
Non ci saranno più le nostre mani unite, nemmeno i sogni innocenti di noi sorelle, tutto sfuma in tramonto all'orizzonte.
La parola fine porta il respiro di un pianoforte e gli abiti bianchi si sono macchiati inesorabilmente.
Non salteremo più nella neve candida insieme, non correremo più sotto la pioggia ridendo, poichè da tempo ormai, la parola fine ha preso il largo tra i nostri ricordi.
Chissà se tutto questo rimarrà per sempre così triste.
Le nostre gambe adesso tremano camminando in una strada solitaria, i lampioni vibrano luce opaca, i nostri volti non li riconosciamo più nella nebbia, ne siamo avvolte.
Abbiamo slegato i nastri rosa, li abbiamo tagliati via, li abbiamo strappati alle volte, abbiamo corso all'impazzata piangendo tra la neve fredda.
Le pagine si spezzano, il vento le volta maldestro, i petali ci sfiorano, le strade si separano.
E posso dire solo addio.
Soltanto addio.
Posso sussurarlo appena, la compagnia sarà di una lacrima sola.
Torneremo a volte a fare visita alle nostre rovine, per poco tempo, poco tempo...
Senti le gocce, ci scivolano sul viso fredde, insolenti, una ad una, una nell'altra, in profondità.
L'eco delle memorie ci lambirà appena appena e tutto cambierà.
Ho sempre temuto che crescendo sarebbe finita così, separate ognuna per conto suo, e tremo ora, il gelo mi rapisce ma lui mi terrà stretta a se, questa sarà la mia preghiera.
Sembra di dover imparare di nuovo a fare i primi passi, barcollanti e insicuri, verso una nuova alba.
Io pregherò per la vostra felicità e vi vorrò bene di nascosto tra la luce e l'ombra, nascosta dietro le colonne di un tempio distrutto, conterò i fiori che restano tra le mie dita.
Saprò camminare, lo prometto, senza nessuno, imparerò, lo prometto.
Nonostante il mare di cristallo sfiorerà ogni impronta dietro di me, terrò stretto tra le dita il mio vestito, non lascerò che si bagni, forse camminerò al contrario qualche volta, così da vedere ogni impronta cedere alle onde, ne saluterò qualcuna, per sempre.
Poi guarderò avanti a me, sorriderò, lo farò per noi, lo farò per me e anche voi lo farete, sorriderete guardando avanti, fino a quando poco a poco i passi incerti e riluttanti non diveranno sicuri, rapidi, ansiosi del futuro.
Ma non dimenticherò, non lascerò nulla fuori dal mio cuore, ne le cose più dolci ne il più grande dolore.
Sarete sempre con me, tra la sabbia e il mare.



Posted by DoLL at 17:37
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- giovedì, ottobre 05, 2006 - »

 

 

Perchè perchè è il dolore che travolge questa notte.
Ho una giacca rossa e troppe lacrime da trattenere in una sofferenza statica, nessuno ha mai creduto quanto me che la bellezza facesse schifo.
A voi gli sporchi ideali a voi le blasfemie irreali, la verità è vomito e io griderò per tutto questo sporco.
La verità è soffoco. Dare dare dare le belle parole per questo cuore trafitto, vorrei solo lame a succhiarmi la vita ed una siringa nel cranio a risucchiarmi il cervello.
Avrei così tanto desiderato nascere stupida.
Sotto un albero morto ti osservo inaffiarlo. La sete non la conosce al mio contrario. Le urla che spezzano le pareti che non esistono le parole senza un senso è la solitudine che punge e la carne che richiama ed ho spezzato tutte le mie catene.
Ciò che distingue un pazzo da un savio è soltanto il non avere un limite, a me non importa più di niente e mi va bene gridare e stringermi al collo la cravatta rossa, e tagliami e tagliami, dolcemente la gola come un cane assetato sbranami, sbranami.
Mi avevi detto che saresti tornato, che mi avresti tenuto la testa fuori dall'acqua. Ma sono sola qui e io sto annegando.
Fottuto borderline del cazzo, io sono la tua fottuta puttana disturbata nel tuo stesso mondo.
Mi hai lasciata a sprofondare, qualè il senso nel quale dovrei guardare le cose? Sono la malata e non ho più nessuno. Nessuno vuole più starmi accanto, le mie grida mi strappano la bocca, le mie voragini risucchiano tutto, tutto, tutto, Alice resta appesa tra i miei orologi fermi, qui il tempo è morto con la mia perdità del senno.
Nuoto affogando io nuoto affogando.
Indossavo una giacca rossa, una cravatta rossa che mi tagliava la gola, ciglia lunghe chilometri per nascondere i miei occhi e le lacrime verdi veleno, i sorrisi cuciti, la pelle strappata.
Ma sopratutto, la cosa più essenziale, era che avevo sempre indossato un cuore al contrario.
Sta qui tra un seno e l'altro a dondolare, appeso a un filo sottile. Mi fa male atracato a quell'amo diventa il suo verme, la larva per lo squalo.
Denti affilati mangiatemi. Fiere feroci a brandelli sbranatemi.
Avevo otto anni un fucile sotto il braccio, io sognavo di ammazzare di spezzare tante vite di riprendermi  le rivincite, nessuno mi voleva il cuore un poco mi duoleva ma non per tutti c'è la stessa storia di dolce affetto e caloroso amore, io sapevo e conoscevo quale freddo inverno mi avrebbe attesa.
Non avevo una grande età e niente sogni nel cassetto, solo serpi e pastiglie se la vita sarebbe diventata inattendibile, insostenibile.
Un fucile sotto braccio nel disegno sporca ero, io ridevo, una cravatta rossa a strozzarmi una bambola rotta sotto i miei piedi, un mare di carogne su cui saltare.
C'è chi nasce sporco c'è chi nasce incontaminato, io sono nata maledetta e proseguo questa mia strada perfetta.
Qui non c'è più nessuno e io ora vorrei che tu esplodessi, mi hai abbandonata, ti avevo chiesto non lo fare, ti avevo chiesto non mi lasciare, ed avevi ragione che era quello il problema fondamentale.
Sparisci. Sparisci. Sparisci.
Sono stata troppo sola e sono completamente impazzita. Voglio dire addio a tutti quanti, a voi tutti a tutti quanti.
Per chi si è considerato mio amico io sparo nella bocca, per chi si è considerato mio amante io sparo nel cuore. non vi voglio più. Sono io a non volervi più. Mi svuoterei di ogni organo pur di non vedervi mai più attorno a me. Urlerei senza sosta pur di farvi allontanare. Io non voglio morire. Voglio che voi non esistiate più.
Vi sparo a vista. Tenete lontane le vostre caramelle e i vostri balocchi, io ho le mie armi e un sole morto che non sorgerà. Io ho la mia pistola, io non sussurrerò il tuo fottuto nome ancora.
Ti sparo nella testa. Ti sparo nella testa. Ti sparo nella testa.
Tu con me hai solo condiviso una malattia. Per questo ti volevo. Per spezzarci le ossa a vicenda. Per gridare nella tenebra sporca insieme.
Tappa le mie orecchie io tapperò le tue, grida insano grida forte, grida ancora e poi sverremo.
Forse alla fine ci arriveremo, i cani neri ci sbraneranno.
Voglio che tu muoia per me. Io sono completamente impazzita. Volevo raccontare qualcosa su questa vita di psicosi inferma ma mi viene da piangere e mi perderò nei singhiozzi lo so, non piangerò mai più così tanto, ma nessuno capisce, nessuno vede altro che la bellezza diafana e più pura. Bastardi fottuti la bellezza è pura malattia e distorsione e deformità, la bellezza è crudele e fredda e perfida. Io sono bella, fottutamente bella. Ma nessuno, capisci, vedrà la verità di questa mia bellezza.
Continuate sorridere, continuate a credere che la vita non sia una merda.
E mi raccomando, quando vedrete qualcuno che affoga chiudete gli occhi sbarrateli! sprangate ogni finestra e sorridete canticchiando per non sentire. Gridate più forte gridate e soffocate le urla gridate più forte gridate e soffocate in cravatte rosse che vi taglieranno la  testa, le urla. Le insane urla gridateci sopra più forte e più forte esplodono i crani gridateci sopra vi si staccano gli occhi! gridateci ancora più forte e forte ricoprite le urla e i pianti e i fucili e il sangue e i cadaveri e tutto...e tutto...tutto...e niente...

 

 

 Ma cosa cazzo hai scritto Enora? lo sai che puoi ferire...

~Rido~

Una coltellata a te e un proiettile nel cervello a me ok? così dopo ognuno di noi due potrà andarsene nella propria bara. Mi sembra tutto, terribilmente, tragicamente, superbamente...perfetto.
Bang bang.

 

 



Posted by DoLL at 02:03
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- martedì, ottobre 03, 2006 - »

Forse non avrei mai dovuto infilare le dita nella tazza dei mirtilli, in fondo erano così dolci solo grazie allo zucchero.
lo sapevo dall'inizio che le principesse non esistono, è stata tutta una presa in giro, non c'è niente di dolce in tutto questo freddo, in questa solitudine.
Io avrei soltanto voluto che qualcuno ascoltasse le mie parole.
Giravano a  vuoto sommerse da quelle altrui, disperse, perdute, per sempre e sempre.
Forse danzando sotto la pioggia, attirerò uno sguardo, ma anche in quel caso sarà sempre e solo il tuo.


 

La gente ama distruggersi l'un l'altra, già, ma io vorrei restarne fuori, non ho più voglia di spezzare nessuno, non ho più voglia di essere spezzata.
Mi sento già abbastanza rotta, non sono mai stata una stella.
E non ho più voglia di sentirmi legata.
Non voglio più credere in nessun amore.
Mi sento già abbastanza triste così.
Già abbastanza fredda...così.
Se diventassi musica, se diventassi mare oppure cielo, forse in me ci sarebbe armonia,
ma c'è solo il fiele, e non riesco più a muovermi.
Le favole mi spaventano, non dirmi che sei vero, non dirmi che mi vuoi.
Ho bisogno di essere sola.
Fa freddo, e mi dispiace...e mi dispiace...di tutto questo gelo.
Mi perdo nel maglione, ci asciugo le mie lacrime, ci nascondo il cuore e tutti quegli spilli che mi avete regalato.
Uno ad uno nella carne.
Grazie per il thè e per quel sorriso strano che proprio non mi piace.
Lei passa sotto la mia finestra, ha un cappotto verde e guarda in alto verso le mie mani contro il vetro.
La pioggia bagna i suoi capelli biondi, e credo che non sia bella, che sia solo mia madre, che uno sguardo le basti, per allontanarsi verso lui.
E verso sera io fuggirò perchè qua mi sento sola.
E verso sera fuggirò a danzare sull'asfalto e sarò il suo unico fiore.
Le rose d'autunno sono così poche, ma in inverno proprio non c'è ne.
Io voglio essere una rosa a dicembre.
E tutto questo non ha senso, e presto qualcuno me lo ricorderà, ma io non lo voglio un senso, non la voglio una strada dritta.
Quelle le lascio a chi ha paura del cuore.
Mi inchino ai vostri insulti, alle vostre invidie, ai vostri deprezzamenti.
Ma io lo so, qualè il mio posto. quale è il vostro.
Vi guardo dall'alto. Voi dal basso.
Io posso danzare la notte sotto la pioggia, voi potete guardarmi soltanto dai vetri bagnati.
Il mio sguardo sarà sempre alto.
Io sarò l'albatro che solca il cielo, regale, sotto la pioggia battente.



Posted by DoLL at 18:39
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- martedì, settembre 26, 2006 - »

 

 

Regina dai boccoli recisi, avvolta nel sontuoso velluto da sopra il tuo trono ti lecchi le dita sporche di sangue, ma sotto i tuoi piedi si crogiolano le vittime della tua vanità e del tuo desiderio di supremazia.
La tua fame ti rende cieca, ma dimmi, dimmi or tu, è davvero la devastazione altrui che più desideri oppure è più la necessità d'esser voluta, una volta amata, che dopo averti resa respinta, si sfoga in odio verso chi di uno sguardo neppure ti degna?
Tu, la più misera delle donne nel cuore, rantoli nei bui corridoi del tuo essere singhiozzando come un infante abbandonato nelle strade ad elemosinare.
Ed ora vuoi il riscatto, ed ora vuoi la morte, e chiami vanità il tutto per darti la stessa aria aristocratica di un esteta del passato, ma madame, permettimi il proferir amaro di queste parole, che non è vanità il nome che ti si adegua ma solitudine quello che è tuo di proprietà.
E l'odio è solo il collante dei pezzi che si stanno per staccare, combatti la tua guerra solo perchè nessuno mai, ti ha saputa amare.


"Distruggo ogni cosa, ogni cosa, tutto ciò che più mi somiglia mi radoppia la rabbia e l'ira si espande, l'ira reclama, tutto ciò che più mi riflette alimenta il mio odio, ma quale strana dannata creatura ha partorito Dio su questa terra.
Ma quale, ma quale motivo per questo mio volto, per queste mie mani, per questo mio cuore cinto di lacrime e piombo, dovè la prima ragione del tutto?
Ed io lo chiamo eccesso di amore per la mia stessa figura questo?? Non è forse l'odio più profondo che un essere umano possa mai aver covato nel sentirsi sotto la sua pelle?
Mi sento. Respiro. Le mie dita toccano le linee. Il mio sangue fluisce. La mia carne fa male se viene arsa o tagliata. Esisto in verità. Esisto. La consapevolezza mi strugge. Le lacrime non mi danno espressione."

Addolarata sei nella tua mera disperazione, ed io ti sento, ed io ti colgo, io ti comprendo. Poichè altro non sono che il tuo diavolo tentatore, conosco bene il cuore, so bene cosa farebbe per un briciolo d'amore.
Ti sei chiusa li nell'ombra, poggiata sul tuo trono senza arie impettite ed altezzose a farti da corona,.
Guardi fuori un sole morto e al di là dei tuoi calzari , un tappeto di vittime da te mietute ti fa da spettatore.
Ed ora che i tuoi servitori con un tuo cenno si ritirano, corri giù impaziente dal tuo trono d'oro e cherubini,  le verità che celi agli altri non sai celarle al tuo animo di peccatrice, e la, fra i tuoi morti ti getti.
Abbracciandone uno, baciandone un altro, ti stringi fra tutta quella carne ancora calda come fosse di una madre il tiepido ventre, singhiozzando di un peccato senza redenzione, cerchi ancora senza sosta un pò di misero amore.

Il più bello e crudele dei cherubini giaceva fra i cadaveri da lui mietuti.
E li baciava tutti, li baciava, tutti.





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- sabato, settembre 23, 2006 - »

Rivoglio il mio mondo deforme, nel quale dormire, mi mancano i miei piccoli amici, quelli malati e distorti, mi manca l'amore dipinto come una farfalla che cade in pezzi ridendo.
Rivoglio i miei denti affilati per mordere chi non mi piace e lunghi coltelli per dare sentenza a chi mi distrugge nella realtà.


Poichè mi sono risvegliata nuovamente come bambola, ed ho smesso di piangere poichè ora non ne sono più capace, assuefatta dal dolore.
E non rido più se non in un accenno, e non piango più se non due lacrime senza alcuna emozione, è autistico questo mio ridestarmi dal mondo comune, ed è anche autistico questo mio cuore blindato nel petto, che batte solo colpi regolari malgrado gli spilli che gli cingono da corona.
Credo di non sentire più niente, guardo le mie dita e sono dita di bambola, le giunture collegano ogni mia falange, e a muoverle un cigolio di strega mi strazia; la porcellana stride sotto abiti da deliziosa Alice malsana.
Ora saranno farfalle di metallo sottile a solcare il cielo, ed anche le loro ali strideranno strappando timpani alle graziose fanciulle dal vestito lindo mentre ai graziosi fanciulli sanguineranno le orecchie, sarà la punizione per avermi straziato a tal punto da rendermi insensibile come un contenitore vuoto.
E quello strazio sarà per me delicata melodia, bacerò ogni farfalla con le labbra a cuoricino, le farò camminare tra le mie dita artificiali, e le farò danzare, nel mio mondo artificiale, su pavimenti a scacchi, artificiali.


Tutto porterà il marchio della mia creazione, e niente mi deluderà poichè li tutto è perfetto, avendolo io creato, tutto non può essere che sublime e ben compiuto.
Sarò piccina, con i miei amici piccini, e voi non li potrete conoscere mai, poichè sono così sottili e piccolini che me li tengo nel palmo della mano e con il dito indice dell'altra usato come bacchetta, posso farli diventare grandi solo quando voi non guardate.
Stolti curiosi, vorreste osservare dite la verità, vorreste vedere quanto enorme può essere quel mio universo nascosto, pensate alla corteccia di una grande quercia, pensate a tutto il bosco a attorno, ad ogni filo d'erba, ad ogni frutto bacato fra le foglie, ed ora guardate il tutto, con gli occhi di un piccolo insetto.
Vi sembra immenso vero, il mio reame?
Inutile tentare di spiare dalla serrattura della porta, la tappo col ditino, di questo posto nessuno può saperne nulla, ne raccontarne niente, poichè è la terra dei bimbi affranti, e qui può entrarci solo chi diventa distorto per la solitudine, per le violenze subite, per le grandi ferite.


I cuori blindati come il mio qua dentro possono sposarsi, e possono avere un'unica bara per due, dove stringersi forte nella morte avvolti dalle sterpi, poichè i fiori che crescono qui sono già secchi  e le rose hanno solo le spine, possono abbracciarsi forte e baciarsi sulle labbra e magari piangere pure, se gli è rimasto questo dono che a me è stato portato via con crudeltà.
Io qui sono la signora regina, accolgo solo le anime perse, e per voi che le deridete e straziate invoco maledizioni funeste a gravarvi sul capo, e vi invio deliziosi biglietti con su scritto "per tutto quanto voi pagherete. Non si fanno sconti ne eccezioni. Tenetevi pronti.".
Abbraccio il signor ner coniglio, lo abbraccio mettendo le mani sotto terra e consolando il suo scheletro, e gli sussurro che la vendetta sarà la nostra migliore amica, tutti pagheranno, con la follia, che è la mia moneta favorita.
Io diventerò Alice, Alice la bambola, e sarò lieta di banchettare con i pazzi, poichè anche a me, mancano diversi venerdì, vado fiera della mia amata follia, e ringrazio, ringrazio tutti voi, per avermi indotto in questo stato di ppura meraviglia, poichè adesso le cose mi appaiono più chiare, più vere e pure.
Mi avete messo tra le dita la chiave per il regno dei miracoli ed io raccoglierò gli emarginati, e li adornerò a festa per il mio party del thè, brinderemo senza sosta alle mie lacrime asciutte.
 

Alice non si sveglierà più, non tornerà più nel bel campo delle margherite, oh aspettami, aspettami ancora li seduta ed impettita nel tuo abito di broccato, sotto l'albero con il tuo sciocco libro.
Alice, non tornerà, ma se guarderai nel fiume vedrai la sua faccia sulla superficie sorriderti, oh quale orrore penserai, sembra una maschera urlerai, ed avrai ragione, sarà una maschera, la mia, quella che mi sono levata urlando e pestando i piedi prima di fuggire seguendo il signor ner congilio nella tana, sono stata partorita in un altro mondo.


E do ora seguo il suono delle teiere che sbuffano e le risa dei miei piccoli, piccoli amici.
Alice la bambola, è adesso il nome che distingue, voi maldestri umani manipolatori di cuori attendete tremando la mia dolce vendetta.
Suonerò alla vostra porta con una enorme torta di panna in mano e l'altra sosterrà un cilindro di velluto rosso proteso ai vostri buffi volti lineari, nell'attesa del dovuto pagamento.
Ed io riderò! riderò come una pazza! Con i miei denti affilati! Pronta a mangiarvi!
Un arte raffinata come la mia, non può essere da voi preistoriche scimmie disprezzata, pena la testa! E qui la regina indiscussa sono soltanto io!


 

 



Posted by DoLL at 14:41
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- sabato, settembre 16, 2006 - »

 

Ho un vecchio carillon che inarca le sue 4 campane, il suono mi scioglie le lacrime, mi liquida gli occhi.
Ascolto il pianoforte, e la solitudine è lieve nel sfiorarmi, lo fa con la delicatezza di un fumo, un fumo di roseti arsi.
Avrei desiderato quella grazia di cui parlava Wilde, quella dei roseti esusti sotto la pioggia, ma seppur non sono una rosa, mi sento comunque ricolma di una grazia melanconica mentre l'acqua mi lambisce.
Detesto donare le mie parole nel raccontare l'amore, non credo in lui, è solo pensiero non sentimento reale. Eppure perchè, certe volte, necessito dell'espressione verso una così sfuggevole chimera?

Accarezzavi le linee del mio volto pallido, con dita eleganti e leggere, sfioravi i contorni degli occhi, premevi le labbra contro la mia bocca, mi sento ancora ridere mentre correvo, e tu mi fermavi prendendomi fra le braccia.
Ed è stato tutto così fragile....che i vetri ancora sono taglienti.
Ed il mio sangue è materia diafana tra i ricordi.

La pioggia assume toni di violino, ed il mio carillon non suona più, non suona più, e le mie dita sono stanche nel tenerlo, sono pallide, sono fredde.
La mia treccia si scompone lungo la schiena, contro l'abito grigio.
Non sento più niente di vero, solo percezioni, fantasmi che mi attraversano.
Non voglio mai più donare il cuore, mai più, mai più sorridere tra i volti, la musica diventa solo pioggia, i miei passi incerti diventano una corsa.
Foglie d'autunno ricopritemi.
Foglie romantiche, nel vento...sfioratemi.
Sopra le mie iridi del vostro pari colore poggiatevi, non so dovè che io dovrei correre, non so dovè che io dovrei sostare.
Sembra tutto così inadatto, non trovo il coraggio per riposare, neppure quello per raccontare, chi parla dei proprio dolori li banalizza nella voce e nell'imbarazzo del ripeterli, gli da forma reale, prendono nome...scompaiono.
Io li voglio con me, con me e basta. Rinchiusi. In una dolce culla  fatta con il legno di un violino disperato.
Io ti voglio con me, sotto l'indolente pioggia di settembre, tu, che mi accarezzavi i capelli...tu che giravi la corda del mio vecchio, antico...carillon...ora è un cuore che ad ogni battito mi si comprime.
Che non canta più, che non suona più.
Ma se poggiassi l'orecchio al mio petto...sentiresti il fragore della pioggia, che cade su una ragazza che corre, e che desiderava la grazia dei roseti esausti.





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- giovedì, agosto 10, 2006 - »

 

 

Nelle ali di velluto porpora, la farfalla dibatteva la sua anima.
Sfiorando le mie palpebre col profumo avresti potuto indurmi il sonno, ed il sogno custode della nenia, avrebbe baciato la mia bocca bagnata di vino.
La passione delicata era l'utopia più ricercata, gli occhi sottili ti avrebbero sorpreso nel tuo agitare le braccia, volevi volare, ed io cantare...guardando le nuvole stinte e tu che ti allontanavi nell'oro del cielo orientale.
Sarebbe stata, la mia notte di vento.
Il sogno padrone mi avrebbe ammaliata, sottilmente avvelenata, tra le braccia portata nei profumi di spezie, un letto d'avorio e di seta nel quale cullarmi.
Lasciami piangere adesso.
Lasciami sognare adesso.
Lasciami cantare...conosci melodia più dolce?
Potrei risvegliare le fate e le statue marmoree nascoste dall'edera, potrei risvegliare la musica...devi solo permettermi, soltanto permettermi di lasciare andare la mia voce, di lasciarla volare, che se ora il mio cuore è scuro tornerà ad essere pulito, l'acqua tornerà a scorrere.
Lasciami solo un ventaglio di piume nel quale nascondere il volto al tuo sguardo.
Lasciami solo ascoltare il vento che pari ai violini consuma la sua disperazione, non mi stringere, non mi legare, non mi fermare.
Non mi mettere in catene, lasciami andare...sono la creatura del vento, una farfalla tatuata sul petto te lo confermerà. Il mio cuore è libero. La mia anima è volatile. La trasformazione si attuerà.
Non mi puoi impedire di desiderare la luce della luna, sono divina creatura, non umana percezione, io non vivo di dolore ma di melodia cantata fra le fronde, di armonia sinuosa che si intreccia attorno al corpo.
Lasciami sognare
Lascia che io pianga
Lascia ch'io sia ciò che più profondamente mi rappresenta...
Farfalla vellutata, Dama di vento, violino disperato...
Fanciulla che danza nella neve, soffio di alba.



Posted by DoLL at 20:35
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- giovedì, agosto 10, 2006 - »

Crudeltà, deliziosa vendetta.
Eppur nel cuore sentenzia il tremore, e c'è la neve, neve che scende, neve che raffredda.
 Ma la sua somiglianza con le lacrime mai date, mortifica.

 

Il sentore è debole, come pallide mani che non mi avvinghiano, vorrei obbligarti un pò a desiderarmi.
Ho le ginocchia sporche di terra e miei occhi sono colmi di cielo, ora che tu non puoi vedermi, ho il desiderio di piangere.
Ora che tu non puoi sentirmi, posso anche affogare la maschera nel nero, sono sempre qualcuno che non porta il mio nome, la recita è dolorosa, una madonna addolorata.
Crudele e cattiva, una capricciosa bambina.
ma per me, per me non è rimasta nemmeno una fetta di dolce, me lo hai sussurato porgendomi una fiala di fiele, non ve ne più nemmeno una goccia nel flacone...tutta è scivolata nella gola.
Ma continuo a ridere innanzi a te, nonostante il mio corpo voglia soccombere.
Se fosse stato il mio orgoglio ad esser avvelenato forse non mi sentirei così affranta, poichè avrei potuto star male senza ritegno alcuno.
Fuori neppure piove, nemmeno il cielo piange, ma se io riuscissi ad aprire la gabbia di queste mie lacrime ghiacciate, allora ne sono certa, che piangerebbe con me, nell'orchestra del vento...non si vedranno le stelle.
Stanotte eppure, dovrebbero cascare, e magari un bagliore, uno soltanto me lo potrebbero donare, mi potrebbero scaldare mentre con il dito le indicherò una ad una implorando un desiderio da avverare.
Vedrò il mare notturno...mi chiedo se, resisterò alla tentazione di annegare...nel buio, nell'acqua...cosparsa di stelle...
Chissà se tu, mi vedrai mai brillare, nel buio, sola, con la luna tra le mani e le stelle sulle gote...maldestre nel scivolare dai miei occhi, delicate nell'immergersi nel mare...io lo illuminerò, quel mare nero nel quale affogare, lo illuminerò se te mai mi potrai guardare non più come bambola da me creata. Meccanica creatura.
Ma come cuore, ma come rosa, ma come luce...
Ma come stella...



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- domenica, luglio 16, 2006 - »

 Non è rassegnazione questo mio chiudere gli occhi,  raccolgo soltanto le forze per riaprirli.

 

Il sorriso della nebbia è pronto a dissolverci.
Opacamente sfiori le mie gote, pronunci una grazia leggera con le dita, sussuri il nome di Dio e la lacrima si cala nella tua crespa bocca.
Vorrei respirati di più in questo cammino silenzioso. I passi possiamo sentirli entrambi, alzano la polvere, si inebriano del pianto soffocato.
Stammi accanto.Voglio solo le tue mani delicate qui, nelle mie ferite, soltanto le tue mani.
Nel silenzio di una tristezza senza parole.
Non c'è voce in questo viaggio, ma un pensiero monocroma che si esprime in poesia,e la poesia è solo per gli eletti e tu con me sei prescelto nel comprenderla.
Ascoltami. Ascoltami. Ascoltami.
Quindi ti prego, ascoltami...non c'è bisogno alcuno che tu mi guardi...mi capirai, anche solo tenendomi.
Voglio chiederti il perdono poichè qui non volano che farfalle morte, e non fa altro che piovere...non fa altro...nient'altro...nient'altro che piovere.
Sottile e tagliente, quest'acqua.
Fredda.
Bianca. Di una purezza incomprensibile. In questo viaggio. Di una purezza inaferrabile...in questo viaggio, qui ogni sentore è grigio.
Anche la pelle, sembra cenere ora, ed i tuoi capelli, sembrano spenti ora, e i nostri occhi, sembrano voler scivolare via.
Mantieni la fede, nella nostra stretta, mano nella mano, trattieni la fede.
Io stringerò questa croce sul petto, mentre cammineremo fra i cadaveri, la terrò stretta finchè  non troveremo un alba...un alba così rosa da donarci il colore della vita. Prometto.
Finchè la pioggia non si allontanerà da questi nostri passi maldestri.
Una redenzione brillerà...in fondo alla strada. Prometto.
Terrò stretti i denti, a costo di romperli, prometto. Se sanguinerò, non smetterò di camminare, un piedi avanti all'altro, tra la polvere, un passo e ancora un altro, nell'incubo.
Le palpebre di abbasseranno, non devi avere paura, ci doneranno momenti di buio che sembreranno un giardino, almeno qualche istante...per immaginare la luce e anche se le riapriremo sempre, la speranza non ci lascerà orfani. Prometto.
Non guardarmi mai, non distogliere mai lo sguardo dalla via da percorrere. Non voltarti mai verso me, non adesso. Non ora. Attendi la fine, voglio vederti solo quando so che sorriderai. Solo quando tu sorriderai...lontano da qui, insieme.
Non voltarti mai. Guarda solo il grigio che si protende verso noi. Sfidalo e se hai paura stringi la mia mano, spezza le mie falangi...penetra la pelle con le unghie...
anche se sanguinerò...io continuerò a camminare....passo dopo passo...attimo dopo attimo.
Prometto.





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- venerdì, luglio 14, 2006 - »

Non è che desiderassi la pioggia, semplicemente lei, desiderava me.


Ho proferito le dolci lodi d'amore alle tue labbra di petalo, nonostante le nuvole e il grigiore ho mantenuto la fede in ciò che sussuravo, l'assoluta convinzione del puro sentimento suonava satura, pronta ad implodere.
Ma or mi pongo il quesito di quale puro sentimento mai mi fossi convinta, hai ragione tu caro cuore, che io d'amore non so proprio niente, lo conosco nelle fiabe, lo conosco dalle labbra di altri amanti...ma l'amore in verità, è ignota materia fra le mie dita.
E tu, tu che d'amore mai mi hai raccontato, che d'amor per me dicevi di non esser pregno, mi hai lasciato l'intuito della tragedia stanotte.
Non è il mio cuore ad essere totalmente proteso verso il tuo, ma è il tuo che annaspa verso il mio.
L'ho sentito nelle tue parole, e nelle tue mani che portavi al volto, mentre ti nascondevi e poggiavi la testa al mio grembo, ti accarezzavo i capelli ma guardavo soltanto me stessa riflesso nel vetro.
Accarezzavo con gli occhi ogni linea del mio volto, mentre tu ti stringevi a me disperato.
Sono una profonda macchia che avanza, sempre io l'incubo.
Lasciare andare tutto e tutti per una sola persona, è da pazzi ti dico. Ma tu rispondi che se il mio fosse amore lo farei senza indugio alcuno. Sorrido perchè è vero, mi sento sciocca, e piango perchè tu così, che hai lasciato naufragare tutto e tutti per stare con me, mi hai appena detto che mi ami ed hai appena compreso che creatura dannata sono.


Vorrei trascinarti nel mio buio, dolce cero benedetto...



Posted by DoLL at 01:28
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- venerdì, giugno 30, 2006 - »

 

E' il colore del ghiaccio a donarmi di più, ragazza raggelante, come il freddo del mattino.
Ascolto le diversità storcersi nelle labbra della gente, mi duole la mia freddezza e il mio distacco da ogni sensazione, l'unica cosa che riesce a colorirsi in me è la collera che strugge.
Detesto la mia espressione sempre così severa, rimanda lo specchio un colore blu che avvolge, detesto il riflesso di quegli occhi piccoli e stretti, un taglio orientale, un freddo cangiante.
Mentre mi accarezzi lieve con tutta la tua dolcezza caro amore, mi sento così triste, poichè il mio viso non riporta alcuna espressione, invidio le fanciulle che tu conosci e desideri io conosca, così dannate le dolci ninfette sorridono il brio dell'alba, sfiorano le corde di una chitarra, risuonano nello spazio.
Io strido di violino disperato, il suono di chi non è in grado di creare armonia, una dama della neve dall'espressione più torva. Qui nel mio interno mi squarta la desolazione che riesco a creare in ogni momento, eppure lo sento seppur lontano e leggero quel battito vitale del cuore che pulsa tra le sterpi che lo stringono, nella valle del ghiaccio vorrei poterti scaldare, aprire le ali tenerti vicino...ma anche il ghiaccio logora...al pari del fuoco.






Posted by DoLL at 17:54
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- lunedì, maggio 15, 2006 - »

Avevamo anche noi dolci rose con cui nutrirci, ma nella gola poi, non ci rimasero che spine a stillarci sangue.

 

Prendevi il thè con il mignolo alzato, profumavi di nobile per finta, mentre il sangue mi scivolava indifferente dalle labbra; guardavi lontano tra la nebbia densa, io tossivo premendomi le labbra con le mani, con forza, mi tingevo di rosso scarlatto tra i seni, macchiavo le porcellane candide di malattia feroce, osservavo la bellezza attorno a me sgualcirsi nel cielo grigio. Prendere il volo e poi cadere misera, tra le foglie ai miei piedi, tra i miei calzari turchesi ricoperti di perle, che erano così belli tra tutta quella morte, da fare piangere; rifulgevano irrisori fra la cenere, a ricordarmi quanto l'opera d'arte di cui avevo fatto la mia vita stesse per essere sfregiata e quanto non avesse...alcun significato.
La decadenza batteva le ali in modo stanco quel meriggio, stanco e angosciante ma al contempo frenetico e rapido, era una farfalla nella tela del ragno, che si dimenava impazzita tra un respiro e lo spirare.
Ero una farfalla tra le dita bianche e ossute del destino, dita di morto che rigiravano il futuro defunto; per me i vezzi da principessa crudele stavano incontrato la fine in quel pomeriggio, tu ne eri a conoscenza, avevi sempre saputo tutto di me, ma in questo caso mi riservasti un irreale indifferenza, per far si che il tuo cuore non rimanesse fra le mie unghie, luogo in cui era sempre giaciuto.
Sentivo il tuo terrore, potevo comprenderlo, si, ma non potevo accettarlo.
Sorseggiavi il thè, guardavi l'ora, mi ascoltavi morire, pensavi alla mia tomba, a quali fiori posare sul marmo, lo facevi sorridendo, si, ti sentivo ridere, sempre più forte, mi stavi lasciando cadere, si cadere, per non cadere con me in quelle tenebre gelide.
Ti volevo immaginare devoto a me in quei momenti, che delle belle donne ero la prima, che del dolore ero la figlia, che del tuo cuore ero l'essenza, anche se non mi volgevi lo sguardo, anche se non mi donavi neppure il riflesso di una tua lacrima io ti vedevo nel futuro, ti vedevo nel tuo tristo futuro senza me. Eri vestito di scuro li, stavi a carponi nella terra piangendo come un bambino, nel cimitero ricoperto di edera, come in un sogno sorgevi pallido con il mio teschio fra le dita, stretto poi...fra le tue braccia che non avevano più altro da stringere, e dalle tue lacrime nascevano fiori tutti attorno a te ed alle mie ossa.
Diventavamo un quadro, incorniciato di rose, avvolto di spine.
Diventavamo così nei sogni, in quelli vani, saremmo divenuti un quadro.
Ma in quella realtà obliqua, nella quale stavo soffocando per grazia del mio stesso sangue, noi non diventavamo nulla, io un cadavere, tu un uomo libero da un amore passionale all'eccesso, come l'edera che soffoca, che si arrampica e che implora e che infine uccide se non sazia.
Io ero una creatura altezzosa ed egoista, ti avevo soggiogato ad essere mio nel mio amore malsano, mai ti avrei permesso di abbandonarmi, ma in quegli istanti tu, approffittando del mio essere inerme e debole ti riscattavi dalla tua schiavitù.
Strinsi nella mano la fragile tazza da thè, la porcellana mi straziò la carne, mi esplose fra le dita, guardavo i frammenti scivolare tra quei ruscelli scarlatti, ti desideravo pregare al mio capezzale, ti bramavo distrutto fra i gigli più bianchi fra i veli più neri, ma eri solo una figura di spalle che ghignava senza mostrarmi il suo volto, dovevo raggiungerti, guardarti, afferrarti, scuoterti e implorarti di stare male tenendo il mio corpo freddo fra la nebbia.
Mi alzai in piedi e caddi subito sulle ginocchia, mi trascinai fino la tua poltrona, il bosco era percosso da un vento sottile e tagliente, tutto si muoveva attorno a noi tranne quel sottile strato di nebbia e le rose avizzite nei calici di vetro, tutto fremeva e tremava come il mio corpo a carponi tra le foglie secche.
Arrivai da te in ginocchio, umiliata in quegli ultimi istanti che dovrebbero essere i più dignitosi, alzai gli occhi verso il tuo volto coperto fino al naso da una maschera bianca, ti vedevo sfocato ma distinguevo la tua bocca ridere sguaiatamente, protesi una mano al tuo viso e mentre la tua maschera scivolava via, prima di chiudere gli occhi per sempre, sentii al tatto rugiada, e portandola alle labbra scoprii che era salata e che erano lacrime.
Caddi sulle tue ginocchia con un rumore silenzioso che fece crollare i petali di ogni rosa all'istante, cessare il tuo riso isterico ed il mio cuore di battere, ma fui certa fermamente, che finalmente, saremo divenuti come un quadro, e che, avremmo avuto per sempre una cornice di petali ad ornarci, anche se tu, non mi guardavi, ne mi sfioravi, nè mi sentivi mentre divenivo fredda.
Ormai eri soltanto una figura, il personaggio di un quadro immortalato nel suo dolore immobile, non mi ero accorta che già da tempo eri pronto per l'artista, non mi accorsi che mancavo solo io...a fermarmi, abbandonarmi su di te, come un fiore reciso, nella posa adatta per essere dipinta al meglio.
E c'erano rose, ma era sopratutto l'edera a ghermirci, ci avvolgeva uniti nella sua stretta morsa velenosa, come volesse tenerci immobili e prigionieri di quel quadro, prigionieri l'uno nell'altra.



Posted by DoLL at 21:08
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- mercoledì, maggio 10, 2006 - »

 

"La malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla...."( Edvard Munch )

"Vidi tutte le persone dietro le loro maschere ridevano flemmatiche- facce composite- vidi dentro di loro e cera sofferenza in ognuno di loro- corpi pallidi- che, senza sosta, si muovevano- lungo una strada tortuosa alla fine della quale cera solo la tomba." [Edvard Munch]

"La pubertà" Edvard Munch

E in questo dolore, mio amato Edvard, siamo fratelli, in questa angoscia che ci deforma i volti e ci rende un pallore degno dei cadaveri, noi siamo avvolti. Sono rossi questi nastri che ci legano le braccia alle ali, come il sangue di una partoriente tragedia, or che nuda come la tua pubertà mi trovo rassegnata sul mio giaciglio a dover accettare l'ombra della vita, colei che oltre le mie spalle trema sulla parete. Sono il tuo quadro, il tuo colore...l'odore acre del solvente, le setole del pennello, l'ombra nel tramonto.
La deformita dei tuoi volti disegnata anche nella mia anima.
DoLL



Posted by DoLL at 20:42
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- giovedì, marzo 16, 2006 - »

Tengo la testa leggermente reclina da un lato.
Non guardo nulla, respiro la polvere.

 

 

Il ritorno del diurno mi ha sorpresa mentre non facevo niente, me ne stavo ranicchiata su una sedia, immaginando di essere un gatto, volevo iridi di giada per osservare nelle tenebre. Passai così tutta la notte, a cercare di guardare nel buio, ma poi il sole scarlatto illuminò il pizzo bianco del mio abito, i miei occhi bruciarono, un corvo tagliò il cielo.
Ho un piccolo angelo di ceramica fra le dita, senza un pezzetto di ala. Se volerà, volerà storpio, un pò come me quando avanzo nel mondo, Dio ci prenderà in giro insieme dall'alto punterà il dito su di noi, i bellissimi angeli del cielo scivoleranno sulla terra, ci prenderanno in giro vantandosi della propria perfezione, sarà tutto dolente per noi due, un angelo che non può volare ed una ragazza che non sa parlare.
Ti terrò sul mio cuore, ti cucirò col filo d'oro al mio seno se sarà necessario, starai con me...forse solo per avere un mezzo gaudio nella tua compagnia, forse solo per piangere ed avere qualcuno, o qualcosa, a prendersi le mie lacrime sul capo, forse solo perchè non ho niente, ed ho bisogno di avere qualcosa da perdere, io ho bisogno di avere paura. Di soffrire ogni tanto, perchè io ogni tanto ne ho bisogno, di stare male, per qualcuno.
Di vivere per qualcuno e non solo per questa mia torpida esistenza.
Vorrei miagolare per un padroncino.
Quindi ti terrò con me, sempre e sempre, qui con me. Se gli angeli si divertiranno a schernirci, a noi che non abbiamo voce per rispondere, sorrideremo, di un sorriso puro che gli massacrerà il cuore, gli doneremo rose d'ametista viola e poi continueremo a camminare, un pò storti, nel nostro dolore storto.
L'uno nell'altro. Tu un così piccolo oggetto. Oggetto.
Vorrei donarti la vita che ha questo sole scarlatto, ma non posso, io non posso.
Mi raggomitolo sulla sedia di paglia, guardo fuori dalla finestra, ti tengo stretto nella mano. Sono sola e il sonno mi rapirà. E quando io cadrò addormentata, e sento già che Morfeo mi lambisce, tu scivolerai dalle mie dita umide. Tu ti romperai in tanti piccoli frantumi. Morirai. Ed io camminerò sola e storpia, così, come ogni volta.
Gli angeli rideranno di me mentre ti terrò fra le dita sanguinanti, mentre tu penetrerai la mia carne con tutti i tuoi minuscoli cocci, non avrò voce per dirti addio.
Io mi sto addormentando, sento che, tu stai scivolando.



Posted by DoLL at 13:06
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Il piccolo mondo di una bambola rotta,che ama prendere il thè con il cappellaio matto e la lepre marzolina. il confine dei sogni,dove ogni creatura è libera di abbandonarsi ad essi senza preoccuparsi di alcun giudizio comune,dove ogni anima bambina può ritrovarsi a giocare in quello che è il cerchio della propria vita.fra pensieri e parole,fra i battiti di candide farfalle e fra sale da thè ricolme di bambole di porcellana. riuscendo ad amare anche la tristezza,in questo luogo imbastito di sogni e fantasie.

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